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Nel cuore della penisola iberica, alle origini della lingua spagnola

Nel cuore della penisola iberica, alle origini della lingua spagnola Data: 18/05/2010
Fonte: Master Viaggi


Se il cuore della lingua italiana è la Toscana e Firenze in particolare, quello della lingua spagnola è la Castiglia, al centro della penisola iberica.

I primi manoscritti in spagnolo arcaico si devono al poeta spagnolo Gonzalo de Berceo, un religioso che visse dal 1195 al 1264. Educato nel monastero benedettino Suso y Yuso - del quale fu anche abate - scrisse poemi d'ispirazione religiosa usando il volgare castigliano tra i quali vanno ricordati La vida de Sancta Oria Virgin, Miraclos de Nuestra Senora e altri lavori del genere.

Il Monastero si trova nel cuore della Castiglia, a San Millàn de la Cogolla. È stato costruito tra il VI e l'XI secolo, in epoca visigota. Custodisce le tombe di tre regine della Navarra e precisamente quelle di: Toda, Elvira e Jimena. Nel corpo centrale del monastero, che in un primo tempo serviva da oratorio, è conservata la sepoltura iniziale di San Millàn (1030) la cui salma successivamente venne traslata in un sarcofago nel vicino Monastero de Yuso.

Un altro edificio religioso altrettanto importante della zona è il Monasterio de Yuso, in stile rinascimentale e barocco. Costruito tra il XVI e il XVIII secolo è conosciuto, per la sua maestosità, come l'Escurial di La Rioja. Custodisce numerose opere d'arte tra le quali ventidue tele del pittore Juan de Rizzi, considerato il maggior pittore d'immagini sacre spagnolo. Importante il suo chiostro, in stile rinascimentale.

Da non perdere una visita alla sua biblioteca-archivio per i manoscritti conservativi. Per ordine dei religiosi non è illuminata elettricamente.

Una volta fatto il... “pieno” sulle origini della lingua castigliana è il momento di proseguire la nostra escursione per seguirne la sua evoluzione. La seconda tappa è a Santo Domingo de Silos. Nel suo monastero è custodito un documento risalente al 954. Il nome del monastero lo si deve all'abate Domingo de Silos trasformato col tempo in luogo di pellegrinaggio per i miracoli del santo.

Notevole il chiostro romanico con il loggiato su due ordini. È come un libro di pietra da leggere. I fedeli in maggioranza analfabeti apprendevano da esso la Storia Sacra grazie alle immagini riportate sopra i capitelli delle colonne. Oltre che ornamentale il colonnato ha avuto pertanto una funzione didattica e moralizzatrice rappresentando la vita di Cristo.
Al centro del chiostro c'è un cipresso piantato nel 1882 e, come quelli di Bolgheri decantati dal Carducci, ha ispirato diversi poeti spagnoli definendolo di volta in volta guardiano della notte, il sovrano dei cipressi e cosi via.
Da non perdersi una visita all'antico laboratorio botanico con vasi e lambicchi e con 400 libri sulle piante, alcuni risalenti al XVI secolo.

Interessante la corale nella quale sono conservati libri di musica risalenti ai secoli passati e dove ci sono spartiti di pergamena tanto grandi da permettere ai coristi di leggerli da lontano.
La biblioteca del monastero è formata da 60 mila volumi. Custodisce incunaboli, manoscritti e pergamene oltre ad un Glossario del silenzio risalente all'XI secolo.

La tappa successiva è Valladolid, bagnata dal fiume Pisuerga, è famosa per la sua Università - risale al 1293 - tra le cui mura nei secoli i letterati spagnoli lavorarono a lungo per depurare la lingua della Castiglia parlata e farne quella della Valladolid imperiale. È in questa città che si sposarono i Re Cattolici. Essa ha ospitato scrittori iberici famosi come José Zorrilla, Rosa Chacel, Jemenez Lozano, Miguel Delibes, Jorge Guillen e altri.

Cervantes vi soggiornò negli anni della sua migliore produzione letteraria decantando in diverse opere la bellezza della città: le strade, le piazze e i palazzi, che ancor oggi è possibile ammirare.

Cuore della città, che ha una popolazione attorno alle 350 mila persone, è la Plaza Mayor, la prima piazza regolare spagnola, trasformata da mercato a luogo per manifestazioni nel XIX secolo. In un bel palazzo ha sede il Municipio.
Chi ama l'architettura religiosa non dovrebbe perdersi una visita alla Chiesa di San Paolo, risalente alla fine del XIII secolo. È in puro stile gotico. Di particolare rilievo la sua facciata che si presenta come un grande quadro.

Portiamoci ora a Salamanca: è la città del saggio sapere. Siamo al confine col Portogallo. Fa parte della regione Castiglia-Leon ed è considerata Patrimonio dell'Umanità per le sue opere d'arte e per il contributo dato al perfezionamento della lingua spagnola.

Ha ospitato Antonio de Nebrija che scrisse la prima grammatica della lingua castigliana (leggi: spagnola), correva l'anno 1492. Fu insegnata agli studenti dal preside di quella Università, Fray Luis de Leon y Miguel de Unamuno.
È sempre a Salamaca che videro la luce le prime opere letterarie in puro castigliano quali "La Celestina", "El Lazarillo de Tormes" oltre a "El Licenciado Vidriera".

Definita la città dorata e azzurra, fu eletta a tale ruolo da Alfonso X, denominato il Saggio, nel 1254 -anche se le sue origini verrebbero fatte risalire al 1218 - ha una delle più importanti università spagnole (attualmente accoglie ogni anno 40 mila studenti). Notevole la sua facciata con le effigi dei Re Cattolici.

Al centro del cortile una statua di Fray Luis: è un omaggio al grande poeta, ricordato anche per la famosa frase: "come dicevamo ieri". Il centro vitale della città è la Plaza Mayor (1729-1755) con il suo porticato tutt'attorno e con tanto di medaglioni che ricordano la storia della Spagna e quella di personaggi celebri.

Ha due cattedrali: quella Nuova è del 1513, la Vecchia, con mura difensive, è unita alla prima attraverso percorsi particolari.
Altre costruzioni, risalenti ad alcuni secoli fa, sono un po’ ovunque: dalla Casa de las Conchas, al Placio de Monterrey, al Colegio Arzobispo, al Palacio Anaya, alla Casa Museo dell'Arte Nuova e altre ancora.

Dopo Salamanca si prosegue per Avila, dal 1985 Patrimonio dell'Umanità per le sue mura difensive risalenti al Medioevo.
Anch'essa rientra nel percorso riservato alle origini della lingua spagnola. In questo caso per la interpretazione della mistica che qui ebbe il massimo studio, a meta del 1500, per opera di Santa Teresa de Cepeda y Ahumada, divenuta poi Santa Teresa de Jesus. Con i suoi scritti in spagnolo, imperniati sulla spiritualità religiosa, ella dette grande impulso anche al diffondersi dello spagnolo e che può essere riassunto nel suo "scrivo come parlo".

Assieme alla Santa va ricordato (visse dal 1542 al 1591) anche San Juan de la Cruz (al secolo Juan de Yepes), un letterato che è considerato, con i suoi scritti religiosi, il patrono dei poeti della lingua castellana (spagnola) Avila in seguito accolse importanti personaggi di cultura per approfondire il discorso sulla devozione religiosa, divenendone l'unico centro del genere in tutta la Spagna.

Nella cella del Convento dove visse Santa Teresa è custodito un manoscritto della suora a testimonianza della profonda opera svolta dalla suora.

Le mura di Avila sono lunghe 2 chilometri e mezzo con 88 torri e 9 porte. Richiedono, da sempre, importanti lavori per la loro conservazione.

La città fondata attorno al XII secolo ebbe anche grande importanza strategica e militare trovandosi a due passi dal Portogallo.
La caratterizzano tre monasteri, la cattedrale/fortezza costruita nel 1091 e dedicata a San Salvador, la Chiesa di San Vincente edificata a partire dal 1130 oltre al Palacio Velada sulla piazza della Cattedrale e il Palacio Bracamonte del 1510.
Da non perdersi la visita al Museo di Arte Orientale.

L'ultima tappa dell'itinerario letterario è Alcalà de Henares: la città di Miguel de Cervantes Saavedra che qui ebbe i natali nel 1547 (morì a Madrid nel 1616). La sua penna (fu poeta, commediografo e scrittore) è da allora uno dei capisaldi della lingua spagnola.

È in questa città che venne pubblicato - nel 1605 - per la prima volta il celebre " Don Chisciotte", il libro che è stato pubblicato in 90 lingue ed ha avuto oltre 6000 edizioni.

È qui inoltre che nel 1517 fu stampata la Bibbia Poliglotta rifacendosi alla traduzione di testi sacri dal latino, greco, ebraico e aramaico.

I nativi e gli abitanti di Alcatà hanno molte ragioni per essere fieri di Cervantes che come tanti personaggi celebri ebbe una vita molto travagliata.

L'UNESCO ha incluso la città, nel 1998, nel Patrimonio dell'Umanità quale "Primo modello di Città Universitaria dell'Età Moderna".

Al centro della Plaza de Cervantes c'è la statua di bronzo dello scrittore fatta dall'italiano Pietro Piccoli nel 1879, un chiostro per la musica (del 1898) dell'architetto Martin Pastells e, sullo sfondo, la cappella dell' Oidor: offrono uno scenario unico e riposante.

Tanti sono gli edifici storici e belli di Alcalà, che dista una ventina di chilometri da Madrid, per cui ci limitiamo a ricordarne i più importanti. In primo luogo l'Università fondata da Alessandro VI nel 1499, il Corral de Comedias - un bel teatro -, la cui costruzione risale al 1601, la Casa natale di Cervantes (in una dipendenza c'è uno spaccato della vita della sua epoca), il Palacio Arzobispal nato come fortezza nel XIV secolo, la fontana dei Quattro Zampilli e i diversi collegi, conventi e finanche un monastero: quello delle Clarisse.

Un mosaico, chiamato dell'Ippopotamo, ci ricorda infine l'epoca romana.

Il nostro itinerario finisce qui. L'abbiamo ridotto in pillole, ma chi ha in mente di farlo con comodo è sicuro tornerà arricchito da un bagaglio culturale importante sulla vita della Spagna e sulla sua lingua.



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